Patrimonio iconografico

Il patrimonio iconografico della Biblioteca è di recente riscoperta e valorizzazione. Comprende opere di importanti artisti che hanno gravitato nella Milano di fine Ottocento e inizio Novecento.

ATRIO DELLA BIBLIOTECA

  1. Regio Conservatorio di Musica in Milano, 16 luglio 1883
    Diploma di composizione dell’allievo Giacomo Puccini
    Votazione: 163/200

    Giacomo Puccini non ritirò l’attestato di Diploma al termine degli studi di composizione. Per questo motivo possiamo vederlo ancora oggi, incluso nelle collezioni della nostra biblioteca.

  2. Giuseppe Amisani (1881 – 1941), Ritratto di Arrigo Boito, olio su tela, 1924

    Il pittore Giuseppe Amisani si formò presso l’Accademia di Brera di Milano. Dopo aver partecipato a numerosi concorsi e dopo numerosi viaggi, decise di specializzarsi nella realizzazione di ritratti. Il ritratto di Arrigo Boito, custodito presso la Biblioteca del Conservatorio di Milano, è datato 1924, come leggiamo sotto la firma autografa del pittore, in basso a destra. Il compositore è raffigurato con sguardo serio, seduto di tre quarti, con le braccia conserte. Le pennellate rapide e sfuggenti con cui Amisani rende il soggetto, sembrano emergere dallo sfondo, reso anch’esso tramite pennellate veloci, su diverse tonalità del marrone, le quali ci restituiscono un ambiente non definito, teso a far risaltare la figura del musicista. Si tratta di un ritratto postumo, realizzato sei anni dopo la morte di Boito, presumibilmente sulla base di qualche ritratto fotografico.

  3. Jean François Bosio, S.AI. Le Prince Eugéne Napoleon Archichancelier d’Etat de L’Empire Français, Vice-Roy d’Italie et Prince de Venise, Louis Rados incisore, stampa, 1808

    L’incisione raffigura Eugenio de Behuarnais, viceré d’Italia e fondatore del Conservatorio di Milano, in abiti di rappresentanza. Sullo sfondo sono raffigurati il parco e la Reggia Reale di Monza, la cui costruzione si deve allo stesso Principe Eugenio.

  4. Ritratto di Marco Enrico Bossi, olio su tela, dopo il 1900

    Il ritratto, dipinto da pittore anonimo probabilmente traendo spunto da una fotografia, raffigura il compositore in primo piano seduto alla consolle dell’organo.

  5. Ritratto di Gustavo Adolfo Noseda, incisione, dopo il 1850

    L’incisione raffigura Gustavo Adolfo Noseda, studente di composizione e collezionista di musica. Alla sua passione per la musica e per il collezionismo si deve una delle collezioni più consistenti della nostra biblioteca.

  6. Vincenzo Gemito, Busto di Giuseppe Verdi, bronzo, 1870 circa

    Il ritratto in bronzo di Giuseppe Verdi dello scultore napoletano Vincenzo Gemito, è una delle presunte copie che hanno origine dalla terracotta modellata, dall’allora giovane Gemito “sempre selvaggio e senza denari”, durante il soggiorno di Verdi a Napoli per la rappresentazione dell’Aida. Da alcune ricerche effettuate si evince che l’originale di terracotta si trova a Busseto nella casa di Verdi, ma sono state constatate altre riproduzioni, come ad esempio il bronzo dello stesso busto a Milano nella Casa di riposo per musicisti e una terracotta presso la Galleria dell’Accademia di Napoli. La cera originale apparteneva alla moglie dello scultore, Giuseppina Gemito. A queste riproduzioni ne sono seguite comunque delle altre non identiche tra loro. La sua autenticità è confermata dalla firma confrontata con quella originale dello scultore napoletano.

SALA DI CONSULTAZIONE

  1. Bartolomeo Giuliano (1825 – 1909), Ritratto di Gaetano Donizetti, olio su tela, prima del 1850

    Bartolomeo Giuliano si formò all’Accademia Albertina di Torino, e partecipò a numerose mostre ed esposizioni negli anni successivi. Il contatto con l’ambiente della scapigliatura lombarda influenzò molto il suo stile pittorico. Il ritratto di Gaetano Donizetti, eseguito sicuramente in età giovanile, ci presenta la figura del compositore in piedi accanto a un tavolo con la mano appoggiata su un foglio di musica. Lo sguardo e il busto sono rivolti alla destra dell’osservatore. Lo sfondo neutro permette alla figura di emergere al centro del quadro.

  2. Carlo Gerosa (1805 – 1878), Ritratto di Gioachino Rossini, copiato dal celebre ritratto di Francesco Hayez, olio su tela, dopo il 1870

    Carlo Gerosa si formò all’Accademia di Belle Arti di Brera e si specializzò come ritrattista, lavorando principalmente per una committenza milanese altolocata.
    Il quadro esposto in biblioteca è una copia del celebre ritratto del compositore che Francesco Hayez dipinse nel 1870 basandosi su una fotografia. Il compositore, in abito scuro, è ritratto di fronte all’osservatore con il volto rivolto verso sinistra. Nella mano destra stringe una partitura intitolata “Musica dell’avvenire”, e nella mano sinistra tiene il bastone. La figura emerge da uno sfondo neutro che riprende molte tonalità del grigio, caratteristica tipica dei ritratti di Hayez dello stesso periodo.

  3. Giuseppe Barbaglia (1841 – 1910), Ritratto di Giuseppe Verdi, olio su tela, 1887

    Giuseppe Barbaglia frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Brera, dedicandosi successivamente al ritratto e alla decorazione di interni. Il ritratto di Giuseppe Verdi si inserisce appieno nella corrente della Scapigliatura. Tipico è infatti il senso di frastagliatura e indeterminatezza del colore, steso senza che sia evidente la linea di contorno, che si crea piuttosto attraverso il contrasto e la sfumatura dei toni. È evidente la dipendenza dalla fotografia, che crea quel senso di sfocatura dei contorni.
    La posa ricercata del grande musicista ruota leggermente verso la sinistra dell’osservatore: Giuseppe Verdi ha 74 anni, è al culmine della sua carriera artistica. Il viso è incorniciato in una barba ben curata e tipica dei ritratti più noti, cangiante, con note sfumate di verde che il pittore ripropone nella folta capigliatura. I barlumi di luce la accendono qua e là alla base, quasi confondendola e uniformandola al colletto della camicia. La giacca scura dà ancora più maestosità alla sua figura ed evidente, nonostante i colori non più brillanti, la cravatta a farfalla che sporge come uno spartiacque tra il collo del bavero e il debole bagliore della camicia sottostante. Nulla deve disturbare l’economia quadro: il secondo piano del fondo è realizzato abbastanza uniformemente, sfumato anch’esso come la figura maschile. La luce, che illumina qua e là l’ovale del viso, proviene da una fonte esterna e posta a destra dell’osservatore, creando un perfetto connubio tra le ombreggiature.
    Pur non essendoci l’anno di realizzazione, fortunatamente la desumiamo da una frase su due righe che il Barbaglia ha lasciato in rosso in basso a sinistra del quadro e che recita: “tolto dal vero / l’anno che fu dato alla Scala / la prima volta l’Otello”.
    Conosciamo anche il donatore dell’opera, essendo il nome apposto su una targa applicata sul recto della cornice: si tratta di Napoleone Brianzi, noto e benestante antiquario milanese.

  4. Camillo Rapetti (1859 – 1929), Ritratto di Vincenzo Bellini, olio su tela, dopo il 1850

    Camillo Rapetti studia all’Accademia di Brera di Milano. Dopo aver conseguito il diploma compie alcuni viaggi a Roma, Parigi e Londra per perfezionarsi nella sua arte. Apre successivamente il suo studio a Milano, dedicandosi alla ritrattistica e alla decorazione di ambienti. Il ritratto di Vincenzo Bellini ci presenta il compositore abbigliato secondo la moda dell’epoca, appoggiato con il braccio sinistro a uno strumento a tastiera e con lo sguardo assorto, che punta alla destra dell’osservatore. Ancora una volta, lo sfondo neutro permette alla figura del compositore di risaltare al centro del quadro.

Testi a cura di Marta Cattoglio, Gianni Gallinaro e Simona Raspatelli